CHE POSSA IL COLORE DIRMI ... Ampi   e   profondi   orizzonti   consumano   la   rappresentazione   di   questi   paesaggi,   nei   quali   sembra   di   ascoltare   il   lento   fruscio   dell'aria, mescolato   ai   riflessi   che   ne   assimilano   la   traccia,   per   non   sottrarla   al   reale   rapporto   con   le   cose.Mimetizzato,   nel   commento   dei colori,   c'è   lo   scorrere   e   il   moltiplicarsi   delle   spatolate   brevi   e   ritmiche,   che   materializzano   il   reale   in   esuberanze   di   veduta,   dove   i colori   a   volte   sembrano   esplodere   nell'astrazione.   La   realtà   rivive   nell'identificazione   dell'ambiente   in   virtù   degli   effetti   ottici   come un'allusione   di   spazi,   al   di   là   di   quelli   colti   e   fermati   sulla   tela.   Spesso   attraverso   lampi   che   dopo   aver   lasciato   la   loro   traccia,   non scompaiono,   ma   restano   nella   memoria,   nel   momento   di   concedersi   alla   forma.In   questa   specie   di   fuga,   non   si   sa   se   sia   la   forma   a investirsi   della   pittura,   o   viceversa,   grazie   ai   colori,   agli   spessori,   all'andirivieni   e   al   disporsi   del   brio   degli   accostamenti.   Nel   divenire presenza,   fenomeno,   o   metamorfosi.   Nel   farsi   vedere   e   sentire,   nell'uscire   allo   scoperto   con   forza   e   intensità,   nei   cangiamenti   di luminosità. Tutto   e   tanto   diverso   dall'Impressionismo   e   dalla   pittura   veneto-veneziana,   senza   il   conforto   di   velature   e   di   trasparenze   che   non sarebbero consequenziali, almeno di voler annullare la reazione emotiva. Non dobbiamo guardare il dipinto, ma nel dipinto. Non dalla platea, dal palcoscenico. Non solo le figure e la rappresentazione. Il   nostro   interesse   deve   rivolgersi   all'unità   di   tutte   le   cose,   dell'insieme   dei   vari   elementi,   alla   loro   stretta   corrispondenza,   per   cogliere fra le nostre impressioni, quelle che risaltano maggiormente, che svelano l'animo dell'artista e non solo la sua abilità. Il   paesaggio   della   Ferretti   è   un   canto   libero.   È   di   tradizione   evoluta.   Localizzato,   finché   si   vuole,   nelle   componenti   ambientali   della sua   terra,   ma   un   frammento   visivo   di   un   processo   infinito,   in   un   continuo   divenire,   tale   da   comportare   la   fine   del   concetto   di immagine, retaggio dell'Impressionismo. Il   sentimento   pieno   e   caldo   della   natura   inonda   i   suoi   quadri,   con   qualcosa   di   più   dei   soli   elementi   estetici.   Affiora   una   linea   di pensiero,    tesa    a    considerare    il    quadro    non    come    ricettivo    di    una    realtà    immediata.    Bensì    un    progetto    di    scelte    culturali    di espressione e di creatività spontanee. Anche   "La   nave   etrusca   nella   tempesta",   minuscola   nel   mare,   confusa   al   largo   nella   mobile   barriera   di   onde   e   di   nuvole,   nella   luce trasfigurata,   non   è   altro   che   un   paesaggio   che   sfugge   ai   limiti   dello   spazio,   per   convergere   verso   una   pianura   accidentata.   È un'immagine viva che entra nel ritmo dell'immaginazione. Ogni   colpo   di   spatola,   in   generale,   ha   una   doppia   valenza,   di   colore   e   di   timbro.   La   luce   non   cambia   il   colore,   modifica   la   qualità   del timbro,   essendo   l'ombra   ad   agire   da   contrasto.   Inoltre   poiché   è   pittura   di   realismo,   i   colori   insieme   funzionano   sia   come   luce,   sia come ombra, in rapporto proporzionale. Per   concludere,   mi   soffermo   brevemente   in   particolare   su   "Quando   la   luna",   "Il   vento   e   le   dune",   "Attrazione   viola",   "Il   cielo   si   fa rosso".   Nei   quali,   la   visione   pittorica   non   ha   il   carattere   distintivo   della   rassomiglianza.   Possiedono   la   sintesi   di   forma,   di   colore,   di luce,    fusi    in    un    valore    cromatico    dominante,    per    lasciare    un    ragionevole    margine    al    vagare    della    fantasia,    del    mistero    e dell'inespresso.   E   consentono   di   spaziare   con   lo   sguardo   nel   paesaggio,   senza   dover   tornare   indietro,   mentre   piacerebbe   passare dall'altra parte a sentire la voce della natura, oltre i confini della raffigurazione, nelle profondità sottratte all'uomo.
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Laura Ferretti  painter