E IL VERBO SI FA CARNE L’Annunciazione è rivista in religiosa semplicità,  caratterizzata da una composizione chiara, ordinata  lungo le verticali, e da un sobrio uso cromatico. La  veste di Maria e i veli dell’Arcangelo non seguono  l’iconografia tradizionale. Ogni figura occupa e misura  lo spazio incluso tra il piano frontale e quello di fondo,  illuminato (di più verso Maria) da una luce brumosa,  che la compenetra riflettendosi sui volti e sulle mani  raccolte sotto il mento della Madonna a protezione di  quanto sta per accadere. L’Arcangelo tiene in mano il  giglio: l’insieme liricamente affilato e incorporeo.   L’austera simmetria delle due posture e dei volti, assai  intensi, espressi con coerenza e convinzione, comunica  la partecipazione dell’Angelo e la fiducia di Maria,  mediante la purezza lineare del contorno, che ne  preserva e sintetizza tutta la grazia possibile,  contribuendo ad esaltare l’atto e a purificarlo.   I volti sereni e inclinati, gli occhi chiusi, la gratia plena  dell’espressione, l’atmosfera partecipe  dell’accadimento e del silenzio dovuto al senso  spaziale, l’impostazione prospettica, concorrono  all’unità formale dell’immagine in un sentimento  contemplativo, spirituale e morale.   E il  Verbo si fa carne La figura incorporea dell’Arcangelo si accorda con estrema armonia al gesto genialmente concluso delle mani di Maria,  raccolte a difesa del mistero che sta penetrando in Lei.   Guardate e riguardate i sereni ed ieratici ovali dei due volti, vi scorgerete quanto pensavate di aver dimenticato.   Come scrive l’artista: le tenebre saranno vinte.  English Español